La battaglia

19 dicembre 2008

Gli spettacoli dell’Opera dei pupi culminavano con le battaglie. In esse aveva spesso luogo la morte di taluni dei personaggi della storia, alcuni dei quali, i meno importanti, morivano in numero elevato. Tale prassi aveva un senso nello svolgersi delle intricate vicende della Storia dei Paladini di Francia e cioè che il prestigio dei cavalieri e degli eroi cresceva con il numero di avversari uccisi e che l’odio e l’astio verso i personaggi negativi era proporzionalmente crescente al numero di personaggi positivi eliminati.
È nella battaglia che si esplica maggiormente la contrapposizione tra cristiani e saraceni, una contrapposizione vista talvolta come una realtà storica, talvolta come realtà astratta di bene e male.
Le battaglie constavano di due o più combattimenti a loro volta all’interno di tornei, sfide o battaglie campali.
In tutti i casi nella battaglia emergeva sempre il personaggio principale che si accreditava al pubblico per il gran numero di nemici uccisi, l’arte del duello e il coraggio, diventando ben presto beniamino degli astanti.
Elementi fissi delle battaglie erano i movimenti di scena e le formule verbali. I movimenti di scena erano assimilabili a delle vere e proprie danze ritmate e replicate, associate ad una determinata musica.
Le formule recitate di apertura, inframmezzo e chiusura accompagnavano le varie fasi del combattimento attraverso le figure sceniche principali: lo squadrone e la battaglia in senso stretto.
Agli eroi cristiani più prestigiosi era dato l’onore ed il prestigio di uccidere la maggior parte dei soldati e cavalieri avversari, nonché i saraceni accuratamente preparati dagli opranti a spaccarsi.

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