I Pupi Palermitani
I pupi siciliani sono un particolare tipo di marionetta a bacchetta (rod puppets).
Distinguiamo i pupi palermitani da quelli catanesi. Sia gli uni che gli altri vengono mossi da due ferri: uno applicato alla testa e uno alla mano destra, e da due o tre fili ausiliari. I pupi vengono fatti camminare sfruttando il movimento pendolare delle gambe provocato e controllato sollevandoli lievemente da terra con piccole inclinazioni laterali del ferro della testa.
Questo movimento al personaggio un’andatura brusca e drammatica che è molto diversa dal gesticolare aggraziato e leggiadro delle tipiche marionette a filo.
I pupi palermitani hanno un’altezza che varia dagli ottanta centimetri a un metro, hanno il ginocchio articolato e possono sguainare la spada e riporla nel fodero.
I pupi catanesi sono alti da un metro ad un metro e trenta, sono molto più pesanti, hanno il ginocchio rigido e possono impugnare la spada e lasciarla solo fuori scena. Le armature sono costruite in ottone, rame o alpacca, lavorate a sbalzo o rabiscate (arabescate).
Tale ornamentazione comprende anche gli emblemi che insieme ai caratteri fisiognomici e dell’abbigliamento rendono riconoscibili i personaggi principali. Questi segni sono diversi a Palermo da quelli in uso a Catania, ma costanti all’interno delle due aree e ciò permetteva ai frequentatori abituali di riconoscere i personaggi immediatamente. In media un teatro aveva in dotazione un centinaio di pupi e un centinaio di teste di ricambio.
I personaggi della storia dei paladini di Francia costituivano per gli avventori dell’Opra una tipologia che veniva usata per classificare le persone che si incontravano nella vita di tutti i giorni. Un traditore di cui non ci si deve fidare era un Gano di Magonza. Un uomo ricco e avaro che si lascia ingannare dai malvagi era un Carlo Magno. Un uomo fortissimo, fedele leale, non furbo, poco fortunato con le donne era un Orlando. Un uomo forte, ribelle, scaltro, donnaiolo, era un Rinaldo.
Un fanfarone allegro e generoso era un Astolfo. Gli opranti fecero rivivere i paladini vissuti nell’ottocento con le armature di foggia rinascimentale del XIV secolo.
La scelta del disegno e dei tratti somatici non è causale, né viene affidata alla sola inventiva del costruttore, ma fa preciso riferimento ai canoni prestabiliti che in tal caso sono utilizzati per individuare il personaggio. Così emerge la figura di Rinaldo, personaggio tipicamente italiano dell’epoca cavalleresca. E poi Carlo Magno, il potentissimo in terra che soffre della sua umana incapacità di impedire il massacro dei paladini preannunciatogli da Dio in visione.
L’Imperatore di Francia sulla scena viene presentato in due versioni: la prima, da corte, con una tunica ricamata, una ricca corona e un mantello di velluto, la seconda, da battaglia, che comprende l’elmo incoronato e lo scudo con l’insegna del giglio di Francia, severo e ben delineato il volto, scura la barba.
Orlando, primo paladino, si presenta con l’aquila sul cimiero, sulla corazza e sullo scudo e con il suo strabismo.
C’è poi Gano di Magonza, il traditore, figura piccola e goffa con degli sfregi sul viso. Sullo scudo e sul petto porta incisa la “M” dei Magonzesi. Per quanto riguarda i guerrieri saraceni, i più importanti come : Agramente, Ferraù, Agricane, Rodomonte, Mambrino, hanno come segno distintivo il volto truce ornato da baffi all’ingiù.
I personaggi femminili si richiamano invece ad una visione rinascimentale della donna dal viso rotondo ed ingenuo, dagli occhi vivi e dai lunghi capelli cadenti sulle spalle, vestite secondo la moda del primo ottocento. A tale regola sfuggono le guerriere i cui tratti ornamentali sono uguali a quelli degli eroi cavallereschi: Marfisa, Bradamante, Carinda, Dama Rovenza dal Martello.
I pupi palermitani in mostra fanno parte della tradizione palermitana dell’opera dei pupi.