La Notte dei Cunti a Caltavuturo 26 Agosto 2010

24 agosto, 2010

Giovedì 26 Agosto 2010, si concluderà il Mops Puppets e Art Festival a Caltavuturo con l’attesa “Notte dei cunti”. La serata avrà inizio alle 22,00 al Museo dei pupi siciliani con “Genoveffa di Brabante” spettacolo di pupi a cura della Marionettistica popolare siciliana diretta da Angelo Sicilia. A seguire, nella magica atmosfera del Chiostro di San Francesco, la notte accoglierà il fascino dei cunti. Si susseguiranno le voci di cuntisti e attori: “U Cuntu”di Salvo Piparo e Salvo Fundarò “Cantalanotte”, la voce ammaliante di Katia Vitale in “Turi u lagnusu”, l’estro dell’attore Giuseppe Sangiorgi in “La mafia è una montagna di merda”. “L’iniziativa che conclude il nostro primo Festival è promossa dalla marionettistica, da Abiturism e dal Comune di Caltavuturo. Il Direttore artistico Angelo Sicilia ha voluto coniugare la bellezza delle tradizioni con l’importanza dell’innovazione, spirito che contraddistingue il suo lavoro teatrale ormai da anni! Siamo felici di poter ospitare nel nostro Museo artisti e poeti che rappresentano la Sicilia più vera e bella” queste le parole di Mary Albanese Direttrice del MOPS.

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Il Viaggio garibaldino di Paolo Rumiz fino a raggiungerci….

20 agosto, 2010

Alla processione dei santi Cosma e Damiano di Sferracavallo le statue sfilano sulle note dell’inno dei bersaglieri, quello a cui il popolo ha aggiunto le parole “Garibaldi fu ferito”
Illustrazione di Riccardo Mannelli
In una casa piena di flauti Sergio Bonanzinga, candida barbetta da fauno, mi offre con sua moglie un piatto di “piridda” e “cirasa” con dei cubetti di ghiaccio, poi mi mostra un video stupefacente. Etnomusicologo e buongustaio, il professore ferma l’immagine su una folla di fedeli che reggono sulle spalle le statue gigantesche dei santi guaritori Cosma e Damiano e le fanno ballare fino allo sfinimento, e ciò al suono, pensate, dell’inno dei Bersaglieri. Sì, quello cui il popolo aggiunse le parole di “Garibaldi fu ferito”. Sedici folgoranti battute in tempo “due quarti”. Teatro dell’azione Sferracavallo, frazione marinara di Palermo. Da una parte la banda paonazza con gli ottoni stravolti, dall’altra i portatori con le spalle insanguinate dalle travi. È una sfida a chi cede per ultimo, e vince ovviamente la banda; i portatori annaspano, cedono, crollano, fanno sbandare paurosamente le statue, le donne e i parenti urlano, li implorano di mollare, poi è la resa, il trionfo della banda garibaldina, che però tira le cuoia pochi secondi dopo. Nella sera color pesca, in shorts e babbucce, il prof accenna al motivo alla chitarra. “Ah, il generale si sarebbe divertito”.

Dio solo sa come faccia il mito garibaldino a tenere in Sicilia, nonostante il “dispitto” di un’unificazione senza giustizia. Alle terre del Sud hanno inflitto di tutto: “naja” (fino a sette anni) che prima non esisteva, feroce tassa sul macinato, mancata distribuzione delle terre demaniali. Per non dire della volatile cartamoneta, rifilata al posto dei sonanti “tarì” di era borbonica. “E biniditti l’antichi rrignanti ca tinìanu li populi contenti”, dice un canto popolare. I denari dei regnanti antichi “suonavan veramente / e col suono richiamavano la gente. / Ora si chiama moneta volante / lacera, tutta sporca e senza suono… “.

In mezzo a queste delusioni, Garibaldi tiene. Magari bestemmiato, ma tiene. Il motivo è che ha acceso la speranza. “Caribardo” è un vincitore sconfitto dai “rrapaturi”, i rapinatori; ed è stato ferito all’Aspromonte dai soldati dello stesso re che l’ha spinto all’avventura siciliana. Qui “Peppineddu” è forte come Orlando e Rinaldo dei pupi; ed è biondo come Gesù salvatore, tradito dal sinedrio. È con l’icona di Garibaldi che la sinistra vince in Sicilia nel 1948, contro le madonne pellegrine mobilitate dalla Dc. “Veni ‘Aribaldi e la sò cumpagnia - cantava la gente - cu li sò piani e la sò valintìa, lu ‘nfernu l’ha riduttu un paradisu”. Ma il meglio arriva l’indomani, sui monti che incombono sulla costa tra fumo di incendi e odore amaro delle stoppie bruciate. Lassù c’è Mezzoiuso, ex Manzil el Yusuf (il “Casale di Giuseppe”), dove a carnevale si gioca una rappresentazione unica del mito garibaldino. C’è un contadino (detto “Mastro di campo”, figura medievale) che aspira alla moglie del re, ma questi al primo confronto lo uccide. Ed ecco arrivare chi? Garibaldi a cavallo, che risuscita il morto e dà l’assalto vittorioso alla scala della reggia, nel tifo da stadio dell’intero paese. Ma dopo Mezzoiuso ecco Caltavuturo, raggiunto per una strada da rallie, tra volo di falchetti, a quota 600 sul fiume greco Imera. A Palermo non c’è spazio per i teatrini, la politica se ne fotte dei pupi, patrimonio mondiale dell’umanità: e così per lavorare il puparo Angelo Sicilia ha dovuto andare in montagna, come i partigiani.
Quassù ha portato tutte le sue cose. Anche i pupi di Garibaldi e Cesare Abba con cui a Marsala ha rappresentato lo sbarco dei Mille. Dopo un cinquantennio di devastazione della memoria nazionale, è la prima volta che si tenta di fare qualcosa di nuovo sul tema.

“Garibaldi infiammò la fantasia popolare, generò migliaia di pupi e decorazioni di carretti siciliani, ma poi molto si è perso”. Racconta Angelo, dietro le quinte del suo teatrino: “I pupi sono stati un formidabile strumento di alfabetizzazione di massa, ed è ora che tornino ad esserlo”. Per questo il puparo che porta lo stesso nome della sua isola ha costruito rappresentazioni anche sull’antimafia e ora ne sta preparando altre sui partigiani siciliani, tanti e sconosciuti, che si batterono per liberare il Nord.

Di nuovo Palermo, sera di gelsomini, ristorante dalle parti della Vucciria. Spaghetti ai ricci di mare in compagnia di statue barocche, tra profumo di bouganvillee e cumuli di immondizia. In bilico su un marciapiede, siamo serviti da un “caruso” che spinge la sua bravura tra i tavoli fino al gioco dell’arroganza. Qui tutto è rappresentazione. Tutto è linguaggio. Il modo in cui ti versano il vino o ti aggiustano il piatto, l’andatura delle donne. Che trappola, Palermo. Per un attimo mi chiedo come abbia fatto G. a liberarsi dalle tentazioni di questo luogo, e fare l’Italia. Un esempio? Quando il generale prende la città, viene sommerso da delizie. Canditi, cannolicchi, granite, cotognate, buccellati, bocche di dama, babbà e via di seguito. Ma il bello è che i doni più ricchi arrivano dalle monache, la cui fantasia si è accesa per la bionda figura nazarena del condottiero. Il tutto è accompagnato da letterine pie, ma anche un filino erotiche, del tipo “A te, eroe e cavaliere come San Giorgio, bello e dolce come un serafino, le nostre monache t’amano teneramente”. Riconoscente, “Peppineddu” va in visita a un monastero, ma viene travolto dall’entusiasmo delle pie donne, che sono pure giovani, belle e di buona famiglia. Alberto Mario descrive la scena: “Le tosate vergini gli si affollarono intorno ansiose e commosse… Come somiglia a nostro Signore! sussurrò una di loro all’orecchio della vicina. Un’altra gli prese la mano per baciargliela; egli la ritrasse, ed ella, abbracciandolo vivamente, gli depose quel bacio sulla bocca. La coraggiosa trovò imitatrici le compagne giovinette, indi le più mature, e finalmente anche la badessa, a tutta prima scandalizzata. E noi si stava a guardare!”. L’indomani vado a vedere la chiesa di San Domenico, nelle cui cripte son conservate le ossa di alcuni degli uomini più illustri di Sicilia, inclusi dei garibaldini come Francesco Crispi, Rosolini Pilo e Luigi Tukory. Manca Giovanni Corrao, che (mi hanno spiegato nella vicina Società di storia patria) non fu ammesso al pantheon in quanto massone impenitente e anticlericale. Butto subito un’esca al reverendo padre dal saio bianco-latte, che mi porta in giro per le cappelle laterali. “E il povero Corrao? L’hanno escluso perché massone?”. Ghigna la tonaca: “ebbè, e gli altri che erano?”. Dopo un attimo di silenzio, prendo coraggio: “padre, e le monachelle che baciarono Garibaldi sulla bocca, quelle che erano?”. “Idde? Buttane sono”, risponde senza esitare, coniugando un tempo presente inquietante, con lo sguardo in bilico tra ira e ironia. Buttane, con la “b” spregiativa di Camilleri, stampato ben chiaro nel silenzio della navata. Poi se ne ritorna ciabattando in sacrestia.
17. continua
(20 agosto 2010)

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Prima edizione Mops puppets & Art Festival

7 luglio, 2010

Presepe Atimafia al MOPS

13 dicembre, 2009

Il Presepe della Legalità
Per tutto il periodo natalizio sarà possibile visitare al Museo dell’opera dei pupi siciliani delle Madonie di Caltavuturo: “Il Presepe della legalità”. Accanto alla tradizionale Sacra coppia, prenderanno posto i caduti nella lotta contro la mafia in Sicilia. Nella suggestiva Sala Teatro dedicata a Calogero Zucchetto, giovane poliziotto ucciso dalla mafia nel 1982 a Palermo, si potrà fruire l’allestimento di un presepe costituito da pupi unici nel loro genere, provenienti dagli spettacoli antimafia della Marionettistica Popolare Siciliana. Ad adorare il bambinello al posto dei tradizionali pastori ci saranno: il carabiniere Vito Ievolella, i poliziotti delle scorte, i giudici Falcone e Borsellino, i sindacalisti Epifanio Li Puma e Turiddu Carnevale e soprattutto le due madri coraggio ossia Felicia Bartolotta mamma di Peppino Impastato e Francesca Serio mamma di Carnevale. “Quest’anno abbiamo scelto di caratterizzare il presepe con i pupi antimafia perché riteniamo che mai come oggi i temi della legalità e dell’impegno civile debbano essere considerati al centro do ogni riflessione”queste le parole del Presidente del Mops Angelo Sicilia.

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Lettera inviata a Repubblica di Palermo e mai resa pubblica…i censori esistono ovunque!

25 settembre, 2009

Oggi si parla tanto di censura, della necessità democratica di un’ informazione libera…eppure proprio i giornalisti alle volte si ergono a giudici di ciò che è giusto o meno far conoscere ai propri lettori. Leggo da sempre il vostro “inserto siciliano”, ma con rammarico ho constatato di persona come alcune delle vostre firme censurino le notizie che puntualmente l’ufficio stampa del nostro Museo dei Pupi Siciliani di Caltavuturo invia agli “addetti”delle pagine di interesse culturale. Più volte ho tentato di trovare una spiegazione che non offendesse il nostro impegno, magari le “firme”in questione non amano l’opera dei pupi che trascendendo il vecchio, sappia aprirsi a temi importanti di impegno antimafia. Risultava quasi insopportabile far conoscere la storia della Marionettistica Popolare Siciliana che da più di 10 anni mette in scena le storie dei nostri eroi siciliani da Peppino Impastato a Falcone e Borsellino? E ancora più impensabile scrivere di un Museo di provincia, fondato da giovani “invisibili”, figli di nessuno, con il pallino per il teatro d’impegno civile? Come non si può provare curiosità intellettiva, desiderio di saperne di più? Cestinare una mail e con essa l’impegno culturale e sociale di un gruppo di giovani che ancora crede nella libertà di stampa e d’espressione mal si coniuga con il livello di impegno che il vostro giornale da sempre dimostra su temi d’ interesse sociale e politico. Per questa ragione sentivo il bisogno di palesare tutto il mio rammarico nei confronti degli “addetti” alla cultura…è triste constatare questa bieca censura. Come diceva bene Aristotele la meraviglia sta alla base di ogni conoscenza. Vi prego di pubblicare la presente, se realmente esiste ancora il diritto ad esistere!
Maria Albanese
Direttrice del MOPS-Museo opera dei pupi siciliani delle Madonie di Caltavuturo

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Impressioni di un visitatore…viaggio attraverso i colori di Franco Romana

15 settembre, 2009

Un viaggio meraviglioso chiamato vita narrato grazie alla bellezza dell’arte. Un’ala del Museo Civico di Caltavuturo ha accolto la mostra privata dei quadri di Franco Romana. “L’intolleranza” introduce il percorso sinuoso ed affascinante delle opere…si respira bellezza, perfezione, amore. Caltavururo e i colori dei suoi paesaggi fanno da sfondo…ho osservato e vissuto la mostra con passione e trasporto. Ho rivisto nelle opere di Romana “l’ossessione artistica” di Guttuso, dal ritratto di Karl Marx datato 1978, alle mani ruvide dei lavoratori che stringono le falci, al sensuale corteggiamento della propria musa ispiratrice. Una mostra che vive, che respira imponendo attenzione verso i colori, le luci, i volti. Un viaggio attraverso un “corridoio”, una passeggiata dotta che conduce agli incompiuti dell’autore. Nausica e Ulisse, la ballerina, permane il mito, sussurra agli occhi ricordi e simbologie da decifrare. E poi le donne, dal ritratto della nonna alla maternità con il suo rosso acceso e deciso…come si può non pensare a Guttuso e alla sua Marta? Surreale ed etereo il volto di una donna, uno studio dell’autore, degno d’essere paragonato alle brillantezze di Klimt. Nel suo autoritratto, puntuale e pragmatico, si apre una finestra sul microcosmo Caltavuturo, c’è sempre un “fuori”, un andare oltre, anche quando Romana dipinge le sfere più private ed intime. Il viaggio culmina nella scelta discreta ed elegante, di inserire nell’allestimento una vecchia scrivania con cassetti logorata dal tempo e dal lavoro, cavalletti, tubetti spremuti e pennelli, una poltrona dove si trova appoggiata distrattamente una giacca grigia con gli occhiali che escono appena dal taschino. Dimenticavo…sul velluto della poltrona riposa una ventiquattrore di cuoio sdrucito. A raccontare Franco Romana non ci sono soltanto i suoi quadr i, ma “pezzi” di vita vissuta che permettono a noi fruitori di entrare in punta di piedi nel suo mondo artistico…scorgere l’attimo esatto in cui l’idea, il genio si fa atto, creazione. Un grande tributo all’uomo prima che all’artista! Trovo entusiasmante l’idea che la mostra si concluda esattamente alle porte del MOPS, che confini idealmente con la sala grigia dei cartelli e delle scene dell’Opera dei pupi, dipinti sapientemente da maestri popolari con l’amore “puro” per l’arte. Vivere cercando “la bellezza ovunque”, scoprirla inaspettatamente in un museo di provincia che accoglie e racconta sapientemente le arti e la fabbrilità degli uomini a cui ha dato i natali….

Maria Albanese

La mostra dell’artista caltavuturese prematuramente scomparso è stata allestita dai suoi due figli Francesco e Andrea…sarà possibile visitarla per tutto il mese di Ottobre.

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La Nuova Tradizione

28 agosto, 2009

Abbiamo fondato la Marionettistica popolare Siciliana e dal 2001 portiamo in scena spettacoli di impegno civile-antimafia.
I nostri meravigliosi pupi siciliani interpretano storie importanti come quella di Peppino Impastato, del sindacalista Turiddu Carnevale o dei giudici Falcone e Borsellino.Siamo giovani impegnati da anni nei movimenti antimafia, per noi il teatro delle marionette è uno strumento importante di lotta, soprattutto nelle scuole, tra i bambini…A maggio del 2008 io e Angelo Sicilia, abbiamo fondato il MOPS-Museo dell’opera dei Pupi delle Madonie a Caltavuturo, un paese molto bello vicino Palermo. Abbiamo scelto di esporre la nostra collezione privata di pupi siciliani, ribadendo il concetto di Nuova Tradizione, svecchiamento del repertorio classico dell’opera dei pupi…una sala del museo ospita inoltre i nostri nuovi “paladini della legalità”, le marionette antimafia! Il nostro non è un Museo statico e noioso, le marionette continuano a lavorare nel teatrino stabile e impegnano molti giovani che si sono avvicinati al tetro di figura…Il 21  Settembre apriremo l’anno scolastico accanto ai ragazzi dello Zen di Palermo con il nostro spettacolo di pupi siciliani “Peppino di Cinisi contro la Mafia”, baluardo della nostra compagnia teatrale Marionettistica Popolare Siciliana.

Maria Albanese

Direttrice del MOPS

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“Peppino di Cinisi contro la mafia”

11 maggio, 2009

La Natività

1 dicembre, 2008

mopsSabato 20 Dicembre alle ore 10, al Museo dei Pupi siciliani di Caltavuturo,  la Marionettistica Popolare Siciliana porterà in scena “La Natività”,  liberamente tratto dalla Cantata dei pastori dell’abate Perrucci. I pupi narreranno la nascita di Gesù, attraverso il testo napoletano riadattato in chiave contemporanea. Non mancheranno effetti scenici sorprendenti “Il Museo è  aperto al territorio, lo spettacolo scritto e diretto dal drammaturgo Angelo Sicilia, riprende la tradizione consegnandola alla contemporaneità. I Re Magi porteranno i nomi di Obama, del Dalai Lama e di Nielson Mandela, e porteranno in dono la speranza, la tolleranza e la pace”queste le parole di Mary Albanese, direttrice del Museo. Lo spettacolo sarà inoltre replicato il 27 Dicembre, alle ore 17,30 nella Sala Teatro del Museo.

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